LA STORIA UNICA DI PHAKYAB RINPOCHE

Abate del Monastero di Ashi, di Lithang e Golok nel Tibet orientale, Phakyab Rinpoche è stato imprigionato dai cinesi nel 2000. Subì dei maltrattamenti e delle torture: il suo piede destro, a causa di queste torture, entrò in cancrena. Riuscì ad evadere e a rifugiarsi a New York nel 2003. Davanti alla gravità del suo stato, i medici americani previdero un’amputazione immediata.

Ma il Dalai Lama lo incita a cercare dentro di sé la guarigione, e una volta guarito, ad insegnare al mondo come guarire.

Avendo curato la sua cancrena esclusivamente con la meditazione e i mantra, Phakyab Rinpoche partecipa ad oggi a dei protocolli di ricerca internazionali sui benefici terapeutici della meditazione.

Phakyab Rinpoche ha deciso di trasmettere per la prima volta la sua esperienza vissuta attraverso un corso progressivo di studi e di meditazione, su tre anni. Questo programma inizierà con degli insegnamenti sul tema “La compassione, un’energia di guarigione” che verranno trasmessi a partire dall’aprile 2014 a Menla Thodol Ling, il Giardino della liberazione attraverso l’ascolto del Buddha della Medicina, santuario naturale in Valle Eure, vicino a Parigi  

Estratto del libro “La meditazione mi ha salvato di Phakyab Rinpoche e Sofia Stril-Rever

 

Epilogo

IN QUESTA VITA E IN TUTTE LE ALTRE VITE

 

Sarò pienamente guarito quando avrai finito di scrivere questo libro.

21 luglio 2014, mattino. Rinpoche ha voluto che finissimo questo libro a Dharamsala. Il cielo è pesante sotto la coltre di nubi monsoniche che velano il sole e mitigano il calore. La strada sterrata lascia intravedere le alture della catena del Dhauladar, dominate da pareti granitiche nere e d’ardesia grigia che coronano le nevi eterne. A metà altezza si radicano dei rododendri, dei lauri rosa e delle bouganville, poi dato che stiamo salendo, saluto con gioia i primi cedri dell’Himalaya. I Devadaru letteralmente “alberi degli Dei”, riparano le lunghe ascese dei saggi di altro tempo, offrendogli in cambio dell’incenso, le fragranze dei loro tronchi che aprono le porte dei piani spirituali. Si elevano verso l’alto i loro tronchi ricoperti di una corteccia dalle larghe scaglie color seppia, delimitati da tracce scure.

Il piccolo tratto d’asfalto continua a salire come un laccio a fianco di uno sperone roccioso. Dentro una spessa foresta si staccano due colline gemelle. La prima ha delle costruzioni Namgyal, città dei maharaja di un tempo fastoso e Palazzi di leggende. Dato che ci avviciniamo ai luoghi dove Kundun trovò esilio più di cinquant’anni fa, diventiamo silenziosi. Rinpoché si raccoglie. Sgranando il suo mala, mormora il mantra di Avalokiteshvara mentre entriamo nella colonia tibetana di Dharamsala.

Estratto del libro "La meditazione mi ha salvato" di Phakyab Rinpoche e Sofia Stril-Rever

 

Lo sguardo medico del dottor Lionel Coudron

« Abbandonato, Phakyab Rinpoche si é sentito abbandonato dai medici dell’ospedale Bellavista » .

Così sembra a prima vista il commento del dottor Lionel Coudron quando vide per la prima volta il dossier medico di Phakyab Rinpoche che gli avevo portato. Per valutare il caso della sua guarigione atipica, Rinpoche aveva pensato che sarebbe stato utile indirizzarsi verso un medico che era venuto ad ascoltare la nostra conferenza a Parigi e che avevamo avuto piacere nel rivedere in seguito.

Incrocio lo sguardo color blu, profondamente terapeutico del dottor Coudron. Siamo nel suo studio, a Parigi Avenue d’Iena, che è anche sede dell’Istituto di yoga terapia che ha fondato nel 1993. Ci si arriva attraverso una rotonda coperta di specchi, e attraversandola, come non pensare che stiamo cercando la rivelazione del suo essere? Lo specchio è a immagine dello spirito calmo attraverso la meditazione, che riflette tutte le apparenze del mondo in modo uguale, senza sceglierne nessuna.

Estratto del libro “La meditazione mi ha salvato di Phakyab Rinpoche e Sofia Stril-Rever

Prologo

IL MIO DESTINO È SIGILLATO

16 novembre 2003. Dall’inizio del pomeriggio, fulmini si torcono nel cielo. E’ notte in pieno giorno a Manhattan. Segno del destino, sotto una coltre di nubi, il sole penetra la penombra della mia stanza d’ospedale. Occhio aperto nella tempesta che si butta all’assalto dei grattacieli di New York, il suo sguardo mette a nudo la mia sofferenza. Mi siedo con difficoltà, il tronco stretto in un busto metallico. Come fosse una corazza di tartaruga mutata in scaglie di alluminio e polipropilene, mi chiude in una gogna rigida. Al punto che rischio a volte di esserne soffocato. Ma questo supplizio è ormai indispensabile per poter mantenere le mie vertebre corrose da una tubercolosi ossea.

Chiudo gli occhi e respiro profondamente per tentare di controllare il dolore. La schiena mi pugnala e ho, ad intervalli regolari, delle sensazioni laceranti al piede destro che deformano una cancrena in stadio avanzato. Il bendaggio non riesce a contenere l’odore nauseabondo della carne purulenta che esala la mia piaga. Fino a darmi la nausea.

Libro di Phakyab Rinpoche e Sofia Stril-Rever
Edizioni Cherche Midi, Parigi.

Pubblicazione in francese
Giovedi , 30 mese di ottobre , il 2014.

 

Il percorso di Phakyab Rinpoche è singolare. Dopo aver subito, nel suo paese occupato la prigionia e le torture da parte della Polizia Popolare, questo lama tibetano è riuscito a sfuggire dalle grinfie cinesi per rifugiarsi negli Stati Uniti in aprile 2003. A New York, la cancrena della quale soffriva alla caviglia, peggiora. Le conseguenze dei supplizi si rivelano ben più gravi e la diagnosi è senza appello. L’artrite settica distruttrice e il processo di decomposizione ossea, della cartilagine e dei tessuti del suo piede destro sono classificati come “irreversibili”. Rinpoche soffre in più di una pleuresia e una tubercolosi ossea che lo perseguita a livello delle lombari. Deve portare un busto per tenersi eretto.

La Meditazione mi ha salvato scritto da Phakyab Rinpoche e Sofia Stril-Rever.

Dopo aver subito la tortura nel suo paese occupato, l’abate tibetano Phakyab Rinpoche si rifugia a New York nell’aprile 2003. E’ subito ricoverato d’urgenza per una cancrena grave al piede destro. Quando i medici programmano un’amputazione immediata, riceve dal Dalai-Lama il messaggio “Perché cerchi la guarigione all’esterno di te? Hai la saggezza in te, che guarisce, e una volta guarito, insegnerai al mondo come guarire” Leggi l’articolo

 

Il mio destino è sigillato scritto da Phakyab Rinpoche e Sifia Stril-Rever

Per aver il cuore in pace, ho posto la domanda al Dalai-Lama. La sua risposta appena ricevuta conferma la mia intuizione. Non attenderò oltre. Informerò al più presto della mia decisione il personale di cura che mi accoglie con tanta gentilezza dal maggio 2003. Leggi l’articolo

 

In questa vita e in tutte le altre vite di Phakyab Rinpoche e Sofia Stril-Rever

Come essere umano, dall’età di 13 anni, ho offerto la mia vita al servizio di tutti gli esseri. Nella mia esperienza del mondo, ho quindi adottato un’attitudine di apertura, di fiducia e di accoglienza spontanea di tutti coloro che la maturazione del karma mette su mio cammino. Nessuno di coloro che incontro, mi è estraneo. Ritrovo in ognuno fratelli e sorelle nell’umanità. Leggi l’articolo

 

« Una guarigione di una potenza straordinaria », secondo il dottore Lionel Coudron
Se la guarigione è stata immediata, sarebbe stata “impossibile”. Mentre nel caso di Phakyab Rinpoche, ciò che è accaduto richiama la nostra attenzione non tanto per la guarigione ma per il frutto di una pratica applicata e non per la fede intensa e puntuale. Leggi l’articolo

 

 

Estratto del libro “Insegnerai al mondo come guarire
Pubblicato il 30 ottobre 2014 da edizioni Cherche-Midi

 

Ho tre grandi missioni in questa vita

  • come essere umano

  • come maestro di Dharma

  • Come lama detentore di lignaggio

 

La mia prima missione come essere umano

Come essere umano, dai tredici anni, ho offerto la mia vita al servizio di tutti gli esseri. Nella mia esperienza del mondo, ho quindi adottato un’attitudine di apertura, di fiducia e di accoglienza spontanea di chi, la maturazione del karma, mette sul mio cammino. Nessuno mi è estraneo. Ritrovo in ognuno dei fratelli e delle sorelle nell’umanità.